Rapporto economico · 26.05.2026

Aggiornamenti macroeconomici — maggio 2026: buona partenza d'anno, ma strada in salita

Aggiornamenti macroeconomici — maggio 2026: buona partenza d'anno, ma strada in salita

Nel primo trimestre del 2026 l'economia ungherese è cresciuta dell'1,7% su base annua e dello 0,8% sul trimestre precedente, superando le attese. La spinta è venuta soprattutto dai servizi e, in misura minore, dal recupero della produzione industriale, sostenuta da un marzo brillante concentrato in pochi grandi produttori. I fondamentali restano tuttavia fragili: la ripresa è a base ristretta e fortemente influenzata da fattori temporanei.

La domanda delle famiglie è stata stimolata dai trasferimenti fiscali pre-elettorali e dalla rapida crescita dei salari reali, con effetti positivi su consumi e risparmio. La componente di spesa ha però generato un sensibile aumento delle importazioni. Hanno inciso anche misure come il tetto ai prezzi dei carburanti e il programma di mutui per la casa Otthon Start, che ha finanziato soprattutto l'acquisto di immobili esistenti più che nuove costruzioni. A fronte di un aumento dei permessi edilizi, i completamenti effettivi riflettono ancora tendenze passate e i vincoli dell'offerta hanno alimentato una marcata crescita dei prezzi delle case, in particolare nel mercato secondario.

Il settore delle costruzioni ha beneficiato dello stimolo fiscale, con un netto rimbalzo della produzione a marzo. I cali precedenti, tuttavia, fanno ritenere che il comparto abbia contribuito negativamente alla crescita complessiva. Una ripresa più solida dipenderà da un'erogazione più rapida dei fondi UE e dallo sblocco delle risorse precedentemente congelate. L'attività di investimento resta debole.

La produzione industriale è cresciuta moderatamente, sostenuta dalla raffinazione del petrolio e dalla componentistica automotive, verosimilmente legata all'avvio di nuove capacità produttive come quella di BMW. Pur potendo emergere dalla recessione, il settore continua a fronteggiare rischi geopolitici, interruzioni nelle catene di fornitura, costi energetici in aumento e un fiorino forte che riduce la competitività delle esportazioni.

La crescita del primo trimestre è stata in larga parte trainata da fattori una tantum, il che lascia prevedere un ritmo più contenuto nei trimestri successivi. Le nuove misure governative potrebbero aggiungere circa 0,5 punti percentuali alla crescita, anche se parte della domanda potrebbe disperdersi in importazioni a causa della valuta forte. La previsione di crescita del PIL per l'anno è stata rivista al rialzo all'1,3% dall'1,1% del mese precedente.

Il quadro fiscale resta impegnativo. Nei primi quattro mesi il deficit di bilancio ha raggiunto 3.850 miliardi di fiorini, già pari al 71% dell'obiettivo annuale, per effetto soprattutto della spesa pre-elettorale e degli investimenti pubblici accelerati. Anche considerando i possibili miglioramenti legati ai fondi UE e alla riduzione dei costi di finanziamento, il deficit dovrebbe superare il 6% del PIL.

L'inflazione è salita lievemente in aprile, con un rialzo anche della componente di fondo. Le pressioni sui prezzi restano contenute dagli interventi pubblici, ma persistono rischi al rialzo dai costi energetici e dal lato della domanda. L'inflazione dovrebbe avvicinarsi al 4% a fine anno, con una media appena inferiore al 3% nel 2026. La politica monetaria resta in attesa: la banca centrale ha mantenuto invariato il tasso di riferimento, con possibili tagli solo a condizioni stabilizzate. Si stima che il fiorino oscilli tra 350 e 360 sull'euro, con margini di apprezzamento.

In sintesi

PIL 2026: +1,3% (stima) · Inflazione media 2026: < 3% · Deficit/PIL: > 6% · Cambio HUF/EUR: 350-360

Focus Economia in collaborazione con UniCredit Bank.