L'economia ungherese ha registrato nel primo trimestre 2026 una crescita superiore alle attese, ma gran parte della performance è stata trainata da fattori temporanei, tra cui trasferimenti straordinari alle famiglie e accumulo di scorte. Prevediamo una crescita del PIL per l'intero anno pari a circa l'1,3%, con i consumi privati che restano il motore principale dell'espansione e i servizi che continuano a sovraperformare.
Il report evidenzia una debolezza strutturale persistente: la crescita della domanda interna si traduce sempre più in importazioni anziché sostenere la produzione locale. Le vendite industriali sul mercato interno restano significativamente al di sotto dei livelli del 2022, mentre la manifattura domestica ha faticato a tenere il passo della crescente domanda dei consumatori. Sebbene grandi investimenti orientati all'export come BMW, CATL e BYD forniscano sostegno nel medio termine, i ritardi di realizzazione e un contesto globale difficile limitano i margini di rialzo nel breve periodo.
Ci si attende che le esportazioni nette rimangano un freno alla crescita, poiché le importazioni beneficiano di consumi più forti, della ricostituzione delle scorte di carburante e dei progetti di investimento finanziati dall'UE. Nel frattempo, è probabile che le costruzioni e gli investimenti fissi restino contenuti a causa dei vincoli di bilancio e della prudenza delle imprese. Un'erogazione più rapida dei fondi UE e il rilascio delle risorse dell'RRF rappresentano il principale rischio al rialzo.
Gli sviluppi sul fronte fiscale rimangono un punto di grande attenzione. Il disavanzo di bilancio è migliorato rispetto all'obiettivo annuale, favorito da robuste entrate legate al mercato del lavoro e da una spesa per interessi in moderazione. Tuttavia, la spesa eccessiva pre-elettorale (tagli fiscali e trasferimenti sociali) e le iniziative di policy appena annunciate dal governo Tisza continuano a rappresentare un rischio. Il governo sta ancora lavorando al bilancio suppletivo di quest'anno e, secondo le ultime notizie, il Primo Ministro Péter Magyar ha comunicato un disavanzo di bilancio di circa l'8% del PIL, contro il 5% originario: un dato peggiore di quanto lasciassero prevedere gli andamenti finora noti.
L'inflazione ha sorpreso al ribasso a maggio, con l'inflazione headline in rallentamento all'1,8% e quella core all'1,9% (prezzi alimentari più bassi, fiorino più forte, moderata revisione nei servizi); è attesa risalire gradualmente verso il 3% entro fine anno. In questo contesto la Banca centrale ungherese ha avviato un ciclo di allentamento, tagliando il tasso di riferimento al 6,0%, con un tasso base atteso al 5,0% entro fine 2026, sostenuto da dinamiche inflazionistiche favorevoli e da una valuta stabile.
Il Focus Economia è redatto in collaborazione con UniCredit Bank Hungary — Macroeconomic Developments, giugno 2026.