A seguito delle elezioni di aprile 2026, l'Ungheria si appresta a entrare in un periodo di stabilità politica sotto un governo con una maggioranza di due terzi guidato dal Partito TISZA. L'amministrazione entrante ha delineato un deciso cambio di rotta nella strategia economica, puntando a ripristinare la prevedibilità istituzionale, rafforzare l'allineamento con l'UE e riancorare la definizione delle politiche economiche a un quadro più orientato al mercato e basato sulle regole. Nel medio termine, queste priorità riaprono anche la prospettiva di un'eventuale adesione all'area euro. La reazione immediata dei mercati finanziari post-elettorale è stata chiaramente positiva, riflettendosi in una marcata contrazione del premio al rischio e in un fiorino più forte.
Nonostante questo iniziale sentimento positivo, il nuovo governo eredita un contesto macroeconomico e fiscale impegnativo. La crescita economica è stata debole per anni e si prevede che rimarrà contenuta nel 2026, intorno all'1–1,5%, ben al di sotto delle ipotesi integrate nel bilancio del governo precedente.
I rischi fiscali sono considerevoli: nel giro di tre mesi, oltre l'80% del deficit di cassa per l'intero anno era già stato realizzato, mentre le misure sociali recentemente annunciate e gli ulteriori tagli fiscali pianificati sono destinati ad ampliare il divario. Complessivamente, le voci di spesa esistenti e quelle appena annunciate superano l'obiettivo di deficit rivisto di circa l'1,3% del PIL, indicando un consistente scostamento (slippage) sottostante.
Sebbene il governo abbia delineato potenziali misure di miglioramento del saldo, come una tassa patrimoniale e minori costi operativi statali, i dettagli rimangono vaghi e i loro effetti stabilizzanti si concretizzeranno probabilmente solo gradualmente. Al contrario, un assorbimento più rapido dei fondi UE già sbloccati rappresenta un'opportunità tangibile a breve termine: rimangono disponibili circa 2.600 miliardi di HUF, e prelievi accelerati potrebbero sia sostenere la crescita che migliorare il saldo fiscale. Tuttavia, il rilascio dei fondi ancora congelati dovrebbe essere un processo lungo, con effetti significativi sulla crescita solo a partire dal 2027.
Da una prospettiva ciclica, i dati di inizio anno indicano un modesto miglioramento dell'attività (+0,8% trimestrale), trainato principalmente dai consumi delle famiglie. Tuttavia, la struttura economica dell'Ungheria, altamente aperta e orientata alle esportazioni, limita gli effetti moltiplicatori della domanda interna, poiché il consumo aggiuntivo si traduce rapidamente in maggiori importazioni. L'attività di investimento rimane contenuta a causa dell'incertezza globale, delle deboli aspettative di redditività e dei ritardi nell'espansione della capacità. In questo contesto, l'attenzione dichiarata del governo sul rafforzamento delle piccole e medie imprese potrebbe, nel tempo, contribuire a un modello di crescita più resiliente e ancorato al mercato interno, sebbene la carenza di manodopera e i venti contrari esterni rimarranno vincoli stringenti. Complessivamente, è improbabile che il PIL cresca significativamente più dell'1% nel 2026, con un primo semestre più forte e un secondo semestre in calo.
L'inflazione si è attenuata nettamente all'inizio dell'anno, ma è leggermente aumentata a marzo, con i prezzi del carburante che hanno giocato un ruolo importante. Le forze disinflazionistiche includono le tendenze del mercato alimentare globale e un fiorino forte, mentre l'inflazione dei servizi rimane vischiosa (sticky) a causa delle pressioni salariali. Guardando al futuro, le prospettive inflazionistiche sono altamente incerte a causa delle continue tensioni geopolitiche e dei rischi del mercato energetico. Prevediamo che l'inflazione accelererà verso il 5% entro la fine dell'anno, attestandosi su una media di circa il 3% nel 2026.
Con un premio al rischio significativo già scontato dopo le elezioni, la banca centrale deve affrontare meno pressioni per seguire i cicli di inasprimento esterni. Prevediamo che la MNB manterrà il suo tasso di riferimento al 6,25% fino alla fine dell'anno.
Focus Economia in collaborazione con UniCredit Bank.