Rapporto economico · 31.01.2026

Industria e occupazione: dati, tendenze e sfide dell'economia ungherese

Industria e occupazione: dati, tendenze e sfide dell'economia ungherese

L'economia ungherese ha chiuso il 2025 con un quadro contrastante, tra venti contrari globali e crescita vicina alla stagnazione, mentre i consumi privati restano in moderata espansione grazie al recupero dei salari reali.

La produzione industriale è in calo dall'estate 2022, con solo sporadiche correzioni positive. A novembre l'output è diminuito del 5,4% su base annua, penalizzato dalla debole domanda estera (soprattutto dalla Germania) e dalla flessione ciclica dell'automotive e dei settori collegati. Nonostante la domanda dei consumatori, anche le vendite interne hanno rallentato per l'aumento delle importazioni. I segnali di fiducia sono leggermente migliorati, ma i volumi degli ordini nei comparti chiave indicano ancora stagnazione.

La debolezza industriale si è riflessa anche sul commercio estero: l'Ungheria ha registrato il primo deficit commerciale mensile dalla metà del 2024, con esportazioni in calo dell'8,6% su base annua e importazioni in aumento del 3,8%, sostenute da consumi interni resilienti e acquisti energetici. Con domanda estera fiacca e utilizzo interno in crescita, le esportazioni nette sono destinate a restare un freno alla crescita.

Gli investimenti fissi, in calo da metà 2022, rimangono il principale punto critico, frenati da fiducia debole, capacità in eccesso e incertezza sui fondi UE. Il settore costruzioni conferma il quadro con una produzione in diminuzione del 5,6% su base annua, anche se l'aumento degli ordini arretrati fa intravedere un possibile rilancio legato alle infrastrutture nel primo trimestre 2026.

Il commercio al dettaglio e i consumi privati hanno tenuto meglio del resto dell'economia, con una crescita modesta nella parte finale del 2025 sostenuta dall'aumento dei salari reali e dal rallentamento dell'inflazione.

Sul fronte dei conti pubblici, il deficit di dicembre—più alto del previsto e in parte legato ai ritardi nei rimborsi dei fondi UE—ha portato il disavanzo 2025 calcolato per cassa al 113% dell'obiettivo annuale rivisto. L'obiettivo di deficit ESA al 5% del PIL dipende dalle poste di riconciliazione (incluse le trasferte UE), ma lo sforamento nei dati per cassa segnala un rischio concreto di superare il 5%. Dopo un impulso fiscale significativo nel 2025 (e nella prima metà del 2026), le misure restrittive necessarie dopo le elezioni potrebbero tradursi in un contributo negativo alla crescita complessiva del 2026.

Per il quarto trimestre 2025 e nel 2026 si prevede una ripresa graduale, trainata soprattutto dai consumi privati. Un miglioramento, seppur lento, dell'economia europea potrebbe sostenere export e investimenti, ma l'aumento delle importazioni legato alla domanda interna dovrebbe mantenere negativo il contributo delle esportazioni nette nel 2026. La crescita è stimata allo 0,4% nel 2025, con un'accelerazione al 2,2% nel 2026 grazie a condizioni esterne più favorevoli e alla realizzazione di investimenti esteri di grande scala.

Sul fronte dei prezzi, l'inflazione è scesa al 3,3% a dicembre (dal 3,8% di novembre) e la core destagionalizzata al 3,8% (dal 4%), segnalando un allentamento delle pressioni. La disinflazione dovrebbe rafforzarsi per effetto base, fiorino forte e proroga del "margin cap" a inizio 2026: dopo il 4,4% medio del 2025, l'inflazione è attesa al 3,3% nel 2026. Tuttavia, la compressione artificiale dei prezzi e il rischio di rincari alla rimozione delle misure rendono lo scenario meno prevedibile; il calo dei prezzi globali dell'energia resta un potenziale fattore al ribasso.

Il rallentamento dell'inflazione crea spazio affinché la banca centrale attui due tagli dei tassi da 25 punti base tra febbraio e marzo, portando il tasso al 6%, livello che prevediamo venga mantenuto fino a fine 2026. Le probabilità di un allentamento monetario nella prima metà del 2026, tuttavia, sono in parte contenute dai segnali contrastanti dietro l'inflazione headline, che combina un calo esplicito dei rincari nei beni con una crescita dei prezzi nei servizi che resta persistente.

Hungary Economic Review, dicembre 2025 — Focus Economia in collaborazione con UniCredit Bank.