Il dibattito europeo sul futuro dei fondi comunitari entra nel vivo, con implicazioni dirette per i Paesi, come l'Ungheria, che fanno forte affidamento sulle risorse di coesione per lo sviluppo infrastrutturale e industriale. Il Parlamento europeo ha recentemente approvato la sua posizione negoziale sulle cifre e sulla struttura del nuovo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028-2034.
La posizione dell'Eurocamera delinea un budget espansivo e fissa paletti precisi per l'erogazione dei fondi, con particolare attenzione alla tutela dei beneficiari finali. Di seguito i punti chiave per le imprese associate:
Aumento del Budget e difesa della Coesione: I deputati propongono un budget di 1.780 miliardi di euro (a prezzi costanti 2025), segnando un incremento di circa il 10% rispetto alla proposta della Commissione. Il Parlamento si oppone fermamente a qualsiasi frammentazione o rinazionalizzazione delle risorse e respinge l'idea di un "unico piano per Stato membro". Al contrario, l'Aula chiede il mantenimento di fondi distinti e rafforzati per priorità storiche come la politica di coesione, essenziale per lo sviluppo dei distretti industriali in Europa centro-orientale.
Stato di Diritto e tutela dei beneficiari finali: Il punto più delicato e rilevante per il contesto ungherese riguarda la condizionalità dei fondi. Il Parlamento ha ribadito che il rispetto dei valori dell'UE e dello Stato di diritto resta una "condizione preliminare" per accedere ai fondi dell'Unione.
Salvaguardia per le imprese: In un passaggio di fondamentale importanza, gli eurodeputati hanno sottolineato un principio di garanzia: bisogna evitare di penalizzare i beneficiari finali (come aziende, Pmi e ricercatori) per le violazioni dello Stato di diritto commesse dai loro governi.
Cosa significa per l'Ungheria e per le nostre imprese?
Questa presa di posizione da parte di Strasburgo si incastra perfettamente con l'attuale fase di transizione politica a Budapest. Mentre il nuovo governo magiaro lavora per riallinearsi agli standard comunitari e sbloccare le risorse congelate del PNRR e della coesione, l'indicazione del Parlamento UE offre una rete di sicurezza per il futuro. Stabilire che il contenzioso istituzionale tra Bruxelles e una capitale non debba ricadere sui "beneficiari finali" significa garantire maggiore certezza finanziaria alle imprese italiane in Ungheria che partecipano o intendono partecipare a bandi cofinanziati dall'Europa. Il testo passa ora al negoziato con il Consiglio dell'UE, i cui lavori entreranno nel vivo nei prossimi mesi. Confindustria continuerà a monitorare l'evoluzione del dossier per assicurare che la voce dell'industria venga ascoltata.
Articolo a cura della Delegazione di Confindustria presso l'Unione Europea.