La rivista Diplomacy&Trade ha dedicato l'italian focus del numero 2026/IV a Confindustria Ungheria, intervistandone il presidente Roberto Massucco: ne riproponiamo i passaggi principali per gentile concessione della testata. Confindustria, ricorda Massucco, è l'unione degli imprenditori: «siede con il governo e con i sindacati per discutere di leggi sul lavoro e di condizioni di lavoro, in un ambiente di relazioni, e rappresenta gli interessi delle imprese davanti al governo per le norme che riguardano le aziende».
«Vogliamo fare qualcosa di simile in Ungheria, ma ci vuole tempo, perché occorre costruire fiducia e affidabilità, e non è cosa che si ottenga dall'oggi al domani. Non basta proporsi: bisogna dimostrare il proprio valore alle persone e alle istituzioni». L'associazione è giovane — meno di quattro anni di storia e, agli inizi, nessuna struttura né amministrazione. «Ora siamo nel processo di costruire un'istituzione credibile, il che non è sempre facile se si considera il DNA italiano, radicato in centinaia di anni della nostra storia. Nel XII e XIII secolo l'Italia era fatta di piccoli comuni che badavano ai propri interessi, e questo l'ha resa individualista e difficile da convincere ad associarsi».
«È davvero un limite che affrontiamo, ma andiamo avanti. Stiamo anche costruendo una rete d'impresa, perché sento che un'organizzazione che vuole aiutare le imprese, e i cui soci si aiutano a vicenda, ha bisogno di costruire una rete: da soli non si va avanti». Perché aderire? Il presidente ricorda il caso del prezzo dell'elettricità, salito alle stelle qualche anno fa, con le imprese che cominciavano a lamentarsene. «Se il nostro intervento abbia influito o meno sulla decisione non posso dirlo, ma dopo una decina di giorni il governo ha messo un tetto al prezzo dell'energia. Questo è il nostro ruolo: andare a rappresentare un interesse. Perché unirsi a noi? Perché a quel punto si ha qualcosa di più grande, che può rappresentare il proprio interesse davanti a un'istituzione». Sull'attrattività del Paese, Massucco osserva poi che l'Ungheria ha costruito una delle economie industriali più solide dell'Europa centrale.
L'industria vale circa il 31% del PIL, una delle quote più alte dell'Unione, con esportazioni che superano i 149 miliardi di euro e un automotive — batterie e veicoli compresi — sopra il 35%.
I numeri, per il presidente, indicano dove guardare. «Questo spiega perché le aziende italiane, note per la competenza in macchine industriali, automazione, meccanica di precisione, possano essere interessate. Dobbiamo però pensare che fra dieci anni il punto di svolta sarà l'economia circolare, le tecnologie ambientali». Secondo Eurostat l'Italia raggiunge quasi il 21% di tasso di uso circolare dei materiali, il secondo in Europa, contro una media europea di circa il 12% e l'8% dell'Ungheria. «C'è un margine di miglioramento significativo, nel quale le aziende italiane potrebbero fare molto in Ungheria: riciclo, gestione dei rifiuti, economia circolare, energia sostenibile, trattamento delle acque, efficienza energetica industriale, campi in cui l'Italia è davvero fra i primi in Europa».
Oggi i soci sono circa 50 e l'attività si concentra sui workshop — l'automotive, le materie legali, le questioni fiscali con gli esperti. «Non mi vergogno ad ammettere che oggi ci mancano le grandi aziende italiane. Le grandi imprese non hanno bisogno di legittimazione da Confindustria Ungheria: al contrario, la loro presenza darebbe maggiore legittimità a Confindustria Ungheria stessa. Siamo ancora piccoli, ma abbiamo già dimostrato che dimensione e credibilità non sempre coincidono».
L'associazione collabora inoltre con le Camere di commercio britannica e francese in Ungheria, ha rapporti stabili con l'agenzia HIPA e con la Federazione degli industriali ungheresi (MGYOSZ), che come Confindustria Ungheria aderisce a BusinessEurope, e con l'Ambasciata d'Italia, l'ICE e la Camera di commercio italiana per l'Ungheria: «Siamo integrati nella comunità italiana, pur restando totalmente indipendenti dai governi». (Intervista pubblicata su Diplomacy&Trade, 2026/IV, p. 16, e online dal 24 agosto 2026 su dteurope.com — riprodotta per gentile concessione della testata; foto di Dávid Harangozó.)